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TRADIZIONI FEMMINILI

La Pupa di Pasqua
La pupa è un prodotto tradizionale che in passato, in occasione delle festività
pasquali, veniva preparato dalle mamme e donato alle figlie femmine.
In un’epoca in cui si viveva nella povertà e la felicità risiedeva nelle piccole cose,
la pupa rappresentava l’unico regalo che le bambine ricevevano in un giorno di
festa. La pupa, paragonabile a una bambola, aveva l’aspetto di una donna con seno
abbondante e ventre fecondo.
Spesso i tratti somatici erano primitivi e molto semplici, il corpo grossolano; non
sempre venivano disegnati tutti i lineamenti del volto, i capelli e il vestito, sia per
mancanza di fantasia e tempo di chi le preparava - le donne avevano molti figli e
svolgevano varie occupazioni anche in campagna - sia per mancanza di mezzi

economici e di conseguenza di materie prime da impiegare nella pietanza.

La pupa a Muro Lucano veniva realizzata con l’impasto che avanzava dalla
preparazione dei falaoni: una focaccia pasquale a forma di mezzaluna, ripiena di
ricotta, zucchero e menta, decorata con zuccherini colorati (summundella). Un
impasto con lievito madre, farina, strutto, un uovo e pochissimo zucchero.
Dopo aver steso questo impasto semidolce, veniva ricavata la sagoma della pupa e
si iniziavano ad aggiungere i “dettagli femminili” per abbellire il prodotto.
Le donne con maggiori abilità manuali, pazienza, tempo e ingredienti a
disposizione, creavano:
- i capelli, talvolta realizzando delle trecce;
-gli occhi con dei chicchi di pepe nero o con delle palline di impasto;
-il naso, di solito pizzicando la pasta;
-la bocca con un taglio o utilizzando uno zuccherino rosso (a forma di trattino);
-il seno abbondante formato da due pezzi di salsiccia;
-delle braccia lunghe che erano appoggiate sul ventre;
-la pancia molto evidente con un uovo sodo sgusciato e ricoperto dall’impasto;
-il vestito decorato con zuccherini colorati, o arricchito dal grembiule e dal
corpetto, o da tagli particolari degli orli, ecc…
-non c’erano piedi o scarpe.
Al termine della creazione, la pupa veniva ricoperta con tuorlo sbattuto e portata a
cuocere insieme ai falaoni nei numerosi forni pubblici che sorgevano nei quartieri
del paese, se non si possedeva in casa o in campagna il forno a legna.
Le bambine erano impazienti e felici di ricevere la pupa che veniva consumata nei
giorni tra il Giovedì Santo e la Pasqua.
L’uovo, che non doveva mancare nella ricetta tradizionale, assumeva un centrale
ruolo simbolico, ricco di significati legati al trionfo della vita e alla Pasqua.
Secondo la tradizione più antica, infatti, le uova sono simbolo di fecondità e di
vita.

Si usava mangiarle in onore dell’arrivo della primavera, con l’augurio di rinascita
della natura. Successivamente i primi Cristiani associarono questa tradizione alla
Rinascita di Cristo: l’uovo è diventato così simbolo della Resurrezione. 
L’uovo sodo, collocato all’altezza del ventre della pupa, rappresentava dunque la
vita, la fertilità, la rinascita, ma anche la pace e la felicità domestica.
Per i maschietti, invece, le mamme di Muro Lucano preparavano un dono con lo
stesso tipo di impasto, ma a forma di valigia, cartella, cestino, caratterizzato da
due uova sode e dal manico intrecciato.
Attraverso una ricerca è emerso che la pupa non era solo parte integrante della
tradizione pasquale di Muro Lucano, ma è un prodotto tipico anche di alcuni paesi
dell’Abruzzo, della Basilicata e del Salento, sebbene in ciascuna di queste zone
presentasse delle varianti, lievi o sostanziali.
A differenza della pupa di Muro Lucano, negli altri luoghi:
-era un biscotto di pasta frolla, quindi un dolce; la pupa murese invece era
“rustica”, dato che all’impasto tipo focaccia, si univano ingredienti salati come
salsiccia, pepe e uova.
-l’uovo sodo, dove presente, veniva messo intero, con il guscio, e racchiuso da
due strisce di pasta posizionate a forma di croce.
-talvolta i lineamenti del viso, il seno e le varie decorazioni venivano creati con
l’aggiunta di pezzettini di impasto o, soprattutto nelle versioni più moderne, con
pezzi di cioccolato o con una glassa bianca a base di zucchero a velo e acqua.
-in alcuni impasti di pasta frolla veniva aggiunto il cacao, in altri casi le pupe erano ricoperte da cioccolato fondente fuso.

 

In Abruzzo la pupa aveva la forma della “conca”, tipico vaso di rame con cui le donne andavano a raccogliere l’acqua alla fonte, con le braccia appoggiate alla vita, i fianchi larghi, e un seno abbondante sottolineato da una striscia di pasta, con i capezzoli evidenziati.
 

Nel Salento era decorata anche con nastrini rossi, perché nei tempi passati era il dono preferito fra fidanzati e quindi il rosso riportava anche al concetto di amore e di passione.


In un paese del materano la pupa non era piatta e orizzontale ma diventava una sorta di scultura a tutto tondo; si creava infatti una struttura portante con un pezzo di canna alto circa 25 cm che veniva intagliato in senso longitudinale in quattro parti, fino alla metà dell’altezza del bastoncino; all’interno della canna si inseriva un uovo bollito grazie al quale i bordi si mantenevano aperti, tanto da creare la base, ampia da formare una gonna, e che permetteva alla pupa di reggersi in piedi.
 

A quel punto la struttura veniva rivestita e modellata nelle varie parti anatomiche; dopo aver proceduto con la decorazione dell’abito e della testa, il prodotto andava in forno.
Una commistione di ingredienti genuini, fantasia, simboli, antichi valori, ha creato un prodotto originale come la pupa.

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