
TRADIZIONI FEMMINILI
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Il costume tradizionale di Muro Lucano
Come quasi tutti i paesi, le città, le nazioni del mondo, anche Muro Lucano ha un proprio “costume tradizionale”.
L’abito ormai non lo vediamo spesso, in quanto nessuna donna anziana lo indossa nella vita quotidiana - a differenza di ciò che avviene, ad esempio, in alcuni paesi della Basilicata - e non esiste un gruppo folkloristico murese.
Il costume tradizionale oggi viene indossato in occasioni speciali, lo ammiriamo durante mostre a tema, manifestazioni, eventi civili e religiosi come la processione del 2 settembre in onore del patrono San Gerardo Maiella, quando delle donne in abito tradizionale seguono la statua sorreggendo dei cuscini con le offerte del
popolo.
Le uniche notizie storiche inerenti al costume murese le rintracciamo nella monografia storica del dottor Luigi Martuscelli, Numistrone e Muro Lucano, datata 1896.
Scopriamo così che questo abito era indossato durante il ‘700 - e non sono esclusi decenni precedenti - probabilmente fino alla prima metà del XIX secolo, dalle giovani popolane nel giorno del loro matrimonio.
Dunque non veniva indossato quotidianamente nello svolgimento delle attività domestiche e del duro lavoro dei campi, ma in occasioni rare e speciali.
L’abito dopo le nozze, molto probabilmente, era sfoggiato dalle donne durante feste religiose, eventi civili, altri matrimoni, ecc...
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L’autore fornisce un racconto dettagliato sulle consuete modalità di svolgimento delle celebrazioni nuziali nei secoli XVIII-XIX e a tal proposito dice che il costume femminile veniva offerto dallo sposo che portava in dono il canistro, ovvero un grosso cesto di vimini in cui si disponevano l’abito e la biancheria che costituivano il corredo della sposa, e la pertica, un lungo bastone di legno intorno al quale erano avvolti nastri di seta colorata sul quale venivano appesi orecchini e anelli d’oro, fermagli e spilloni d’argento.
Seguito dalla descrizione del costume maschile, viene illustrato nei dettagli il costume femminile, molto ricco di accessori, ornamenti e colori.
Era costituito da una gonna lunga e ampia di panno nero (detta gonnella), un grembiule (vantiera) con nastro verde che si annodava in avanti, una camicia bianca di lino e intorno al collo un merletto ampio (vuruvera), finemente ricamato, un corpetto scarlatto; per sostenere il seno si utilizzava un largo pezzo di cartone conico, rivestito di stoffa colorata (la pettiglia), sovrapposto da un tessuto di lana a grosse strisce colorate in rosso, giallo e nero, come gli scialli tunisini, che avvolgeva la vita come una grossa cintura o fascia (la spara) e che finiva in su a mezza luna, allacciandosi a destra tramite un nastro di seta che si incrociava nei tanti occhielli. Dello stesso tessuto dai molteplici colori erano le maniche che si attaccavano alla parte superiore del corpetto per mezzo di tre nastri di seta verde.
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Completavano il costume le calze di lana rossa, un paio di scarpe con grosse fibbie di ottone, un copricapo bianco ottenuto con una larga pezzuola di mussolo bianco piegata in una foggia particolare.
Rimane difficile immaginare che anche le ragazze più povere potessero indossare
un abito del genere, quindi è probabile che Martuscelli faccia riferimento agli usi nuziali delle classi un po' più agiate.
Non c’è stata una continuità storica con il passato, infatti questo abito negli anni è stato dimenticato, enormemente semplificato nella quantità degli accessori o modificato nei colori.
Di questo costume si erano perse le tracce nella memoria della gente. Già le nostre bisnonne e nonne non possedevano più l’abito descritto nel Numistrone.
Basta osservare le rare foto scattate tra la fine dell’ ‘800 e i primi decenni del ‘900: le donne, sicuramente per via delle condizioni di miseria, ma anche per praticità, indossavano abiti più austeri, dai tessuti poco pregiati, anche nei giorni di festa: vediamo spesso la gonna ampia, una camicia bianca a volte ricamata, in alcuni casi un copricapo e il corpetto.
Cambiò la moda anche per quanto concerne il vestito da sposa, che poi divenne completamente bianco, e arricchito da pizzi, ricami e dal velo.
Il costume illustrato nel Numistrone, riscoperto negli ultimi decenni, originale e caratteristico rispetto a quelli degli altri paesi, è diventato dunque il nostro abito di rappresentanza, il nostro abito tradizionale.
La moda e il costume costituiscono un altro tassello importante che va ad arrichire
il patrimonio culturale murese, la storia e le tradizioni del glorioso passato di Muro Lucano.

